Un pallone di piombo, non un pallone d’oro. Questo meriterebbe Jorginho per il rigore sbagliato malamente all’ultimo minuto. E quell’errore complica il nostro viaggio verso il Mondiale, a completare una serata brutta di football e di qualità, con gli svizzeri più ordinati, considerate le numerose assenze, e gli azzurri a inseguire per tutto il primo tempo un’idea di gioco invece intossicata da imprecisioni in difesa, a centrocampo e con gli attaccanti, Belotti e Insigne lontani da qualunque azione di offesa lasciando al solo Chiesa qualche isolato tentativo.
Quando tutto sembra semplice, tutto diventa complicato, la squadra azzurra si è persa nel nulla dei suoi uomini migliori, o sedicenti tali, Locatelli sembra “allegrizzato”, Barella corre senza senso e si è dovuto arrendere per fatica, Jorgihno ha coronato una partita anonima con quella gaffe finale che lo porta alla storia. Il secondo tempo è stato di riscatto ma senza gol, Mancini ha cambiato tutto, bocciando definitivamente Belotti ma il risultato è rimasto identico, la vivacità di Berardi ha dato, con Chiesa, la speranza del colpo giusto anche perché gli svizzeri avevano chiuso la dogana e gli azzurri facevano più fumo che arrosto. Dentro Raspadori, dentro Cristante, dentro Calabria a sinistra, un arrembaggio segnale di fumo grigio.
Il gol iniziale, feroce, di Widmer ci ha intossicato per un’ora, il pari di Di Lorenzo è stato una illusione, il rigore di Jorginho il segnale che forse la fortuna che ci ha accompagnato all’europeo ora è distratta e si rivolge altrove. Andremo a Belfast per sapere la verità, con l’improvvisa e imprevista ansia di bruciare una estate meravigliosa. La Svizzera ospiterà la Bulgaria. Tutto è ancora possibile.
Non sembra vero ma è tutto maledettamente possibile.
Tony Damascelli
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