Un concetto, in primis, deve essere chiaro, non bisogna essere necessariamente animalisti per ritenere che la pratica della sperimentazione sugli animali a scopo scientifico sia ormai una pratica obsoleta, superata, da dismettere. Non è un proclamo fine a se stesso; è un auspicio circostanziato, che si basa anche sulle metodologie che nel resto d’Europa hanno da tempo abbondantemente superato metodologie farmaceutiche che sfiorano la barbarie.
E a volte, allora, c’è bisogno di salire su un treno della speranza, letteralmente. Per far scendere da un altro metaforico treno, dalla lugubre destinazione, venti cuccioli di beagle, internati – usiamo volutamente questo vocabolo – presso gli stabulari del laboratorio Aptuit.
Ecco che allora in mezza Italia si diffonde un messaggio:
“Salviamo i beagle di Aptuit, il 16 ottobre tutti a Verona” è il proclama comparso nelle città di Roma, Milano, Torino, Padova, Venezia, Vicenza, Verona, Rovigo, Belluno, Catania, Perugia, Lodi, Rimini, Novara, Saronno, Altopiano di Asiago, Valstagna, Parma, Biella, Verbania, Cuneo, Treviso, Feltre, Lendinara, Nichelino.
Una chiara chiamata a raccolta, un invito a partecipare in massa al corteo nazionale organizzato dalle sigle Animalisti Italiani, Centopercentoanimalisti, Fronte Animalista e dall’attivista indipendente Enrico Rizzi, per la data del prossimo 16 Ottobre, alle ore 14.30, con partenza dalla stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova. I partecipanti – ci piace pensare che siano non soltanto animalisti dichiarati ma anche e soprattutto cittadini che si rendono conto della potenziale barbarie – percorreranno le vie del centro chiedendo a gran voce l’immediata liberazione dei 20 cuccioli di beagle; i cani, dell’età stimata di quattro mesi e trasferiti (deportati?) da un allevamento francese al laboratorio lo scorso 2 settembre, sono destinati alla vivisezione e andranno incontro alla soppressione al termine della ricerca.
È il caso di reiterare un concetto, col rischio di apparire noiosi: il messaggio deve arrivare non solo a tutti quelli che hanno a cuore la causa animalista, che sensibilizzati lo sono in partenza, ma a chiunque comprenda e di conseguenza provi indignazione per una potenziale barbarie davvero evitabile, a maggior ragione perché preannunciata con largo anticipo. Non è più tollerabile che esistano ancora pratiche del genere, senza se e senza ma.
Paolo Marcacci
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