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Attualità

I professionisti dell’informazione cadono ancora: trionfa l’ipocrisia sulle proteste no green pass

Vorrei commentare per sommi capi la manifestazione contro il fascismo indetta dalla CGIL a Roma, sabato scorso. Vorrei partire da una considerazione di ordine strettamente geometrico. Sarebbe interessante capire su quali basi geometriche i giornali dicessero che il 25 settembre la piazza di San Giovanni che manifestava contro l’infame tessera verde avesse al suo interno non più di 3 mila manifestanti. Come è possibile che invece, in relazione alla manifestazione indetta dalla CGIL contro il fascismo questo sabato, la stessa piazza San Giovanni fosse piena solo per un terzo e le persone fossero per i giornali 200 mila? Come è possibile? Si tratta di una scarsa competenza geometrica, si tratta di propaganda organizzata o forse è piazza San Giovanni che si dilata e si restringe a seconda di chi organizza la manifestazione?

La CGIL è scesa in piazza contro il fascismo e poi accetta l’infame tessera verde e del controllo totale e totalitario. Come non vedere che siamo di fronte ad un classico esempio di bi-pensiero orwelliano?
Se si volesse combattere il fascismo si dovrebbe combattere la sua prosecuzione nel mutato contesto che è l’infame tessera verde della discriminazione. Quest’ultima infatti rimuove dal lavoro chi ne sia sprovvisto e per altro verso muta chi ne è provvisto in un suddito controllato dai nuovi apparati tecnici ad essa legati e al QR Code. Se il sindacato oggi fosse realmente la voce dei lavoratori, non la stampella dei padroni, allora esso sarebbe con i portuali e con le migliaia di lavoratori che per via dell’infame tessera verde del Leviatano tecno-sanitario restano sospesi dal lavoro. L’immagine del noto sindacalista abbracciato a Draghi non lascia dubbi circa il reale posizionamento del sindacato italiano nel diagramma di forza tra lavoratori e padroni, tra lavoro e capitale.

È chiaro come il sole che il sindacato ha scelto di posizionarsi già da tempo dalla parte del capitale contro il lavoro, dalla parte del padronato cosmopolitico contro la classe lavoratrice. Il fatto che il sindacato più grande in Italia, la Cgil, organizzi una grande manifestazione contro il fascismo accettando al tempo stesso il nuovo fascismo invisibile dei mercati e dell’infame tessera verde della discriminazione è una forma paradossale di ironia della storia, direbbe Marx, ma soprattutto è qualcosa che non possiamo accettare silenziosamente. Per questo le armi della critica debbono tornare ad operare per demistificare quanto sta accadendo. Viviamo in tempi paradossali in cui orwellianamente la guerra viene chiamata pace, la menzogna viene chiamata verità e la discriminazione viene giustificata come libertà e sicurezza della vita. Occorre esserne consapevoli ed uscire dal lockdown cognitivo. Solo in presenza di una visione chiara delle cose è possibile produrre piste di emancipazione e liberazione.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

Diego Fusaro

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