Dichiarazioni che fanno discutere quelle rilasciate nei giorni scorsi da Sergio Mattarella e Papa Francesco. Il Capo dello Stato, all’inaugurazione dell’anno accademico presso l’Università di Pavia, ha sottolineato l’importanza della vaccinazione, dichiarando: “Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui“. Parole simili quelle pronunciate dal Pontefice, che invece ha definito “capricci” il comportamento di chi vuole scegliere il vaccino da fare: “Il vaccino può salvare tante vite umane, non dimentichiamolo e non dimentichiamo cosa ci ha insegnato la storia con altre brutte malattie del passato impegnarsi perché tutti nel mondo abbiano lo stesso accesso al vaccino, perché non ci siano ‘capricci’ nello scegliere la dose più famosa e soprattutto sia gratuito per chiunque ne abbia bisogno e non un qualcosa grazie al quale trarre un facile guadagno”.
Le parole del Capo dello Stato e del Papa, due delle autorità massime in Italia, scatenano inevitabilmente un effetto domino i cui effetti potrebbero non essere trascurabili.
L’influenza esercitata dal capo della Chiesa e dal capo laico dello Stato non è un fatto sociale trascurabile, visto il delicato ruolo istituzionale e la portata mediatica delle loro dichiarazioni pubbliche. In cosa potrebbero tradursi?
Ineluttabilmente nell’inibizione di tutti i dubbi e i dilemmi, anche giuridici, che derivano ad esempio dall’introduzione del Green pass: cosa diremo a chi lavora, a chi vorrebbe più certezze o a chi, semplicemente, ha paura?
Quanto può un’istituzione in questo momento rilevante più che mai, quale la magistratura, non tener conto delle parole del capo dello Stato?
E’ ciò che abbiamo chiesto al prof. Alessandro Meluzzi a “Un Giorno Speciale”.
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