Oggi desidero narrarvi un breve e gustoso aneddoto che viene raccontato dal filosofo ginevrino Giangiacomo Rousseau . L’aneddoto ha per protagonista un animale che molti di noi amano e con il quale molti di noi sono soliti convivere. Tale animale è il gatto. L’animale che rappresenta al meglio lo spirito critico, la capacità di dissentire. Così racconta Rousseau in questo dialogo con l’interlocutore Boswell .”Vi piacciono i gatti?”, “No” risponde Boswell. “Ne ero sicuro” replica Rousseau “è un segno del carattere, in questo avete l’istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti dacché il gatto è libero e non si adatterà ad essere schiavo, non fa nulla su vostro ordine come fanno altri animali”. Boswell risponde: “Nemmeno una gallina per questo ubbidisce agli ordini”. E Rousseau:” Vi capirebbe la gallina se solo sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo ma non vi obbedisce”.
Or dunque in queste parole gustose è racchiuso il senso del dissenso e dello spirito critico. Il gatto rappresenta come dicevo e come Rousseau ci insegna, la capacità di dissentire rispetto ad un potere che viene reputato ingiusto dalla ragione pensante. Il gatto raffigura in questo modo magistralmente una virtù che tra le tante oggi sembra essere massimamente obliata. Tale virtù è quella dello spirito critico, il saper dire no. La nostra è la prima epoca in effetti in cui il solo porre domande, il solo questionare in stile socratico viene delegittimato preventivamente come complottismo. La prima epoca storica in cui non è lecito dubitare ma bisogna cadavericamente adattarsi agli ordini del potere senza porsi domande.
Ebbene più che mai dobbiamo essere come i gatti, riscoprire la virtù del dissenso, ma non di un dissenso fine a se stesso, un dissenso ragionato che dice di no quando si trova davanti ad ordini che gli paiono illegittimi. È ciò che ci viene consegnato in eredità anche da alcuni spiriti grandi della nostra letteratura occidentale. Penso a due casi soltanto tra tanti. A quello dello scrivano Bartleby che rappresenta in forma icastica la capacità di dissentire rispetto al potere, e penso ad un altro grande protagonista della cultura contemporanea, il Pereyra di Tabucchi, del suo capolavoro “Sostiene Pereyra”. Pereyra che inizialmente accetta obliquamente e senza pensare ogni ordine, anche il più surreale da parte del potere autoritario e dispotico del Portogallo, un poco alla volta matura, in una sorta di fenomenologia hegeliana del dissenso, la capacità di dire di no e alla fine giunge consapevolmente alla capacità critica del grande rifiuto rispetto ad un potere che appare massimamente criticabile. Ecco perché dobbiamo oggi riscoprire la virtù di due animali, la virtù del gatto che dissente e la virtù del salmone che procede controcorrente per generare la vita.
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