Con grande dolore apprendiamo che un sedicenne in alternanza scuola/lavoro è precipitato per 5 metri: intubato sul posto versa in condizioni gravissime. L’impatto con l’asfalto è stato violentissimo. Leggiamo su Fanpage che “intubato sul posto, il ragazzo lombardo è stato portato di corsa al pronto soccorso degli Spedali Civili di Brescia dove è stato giudicato in pericolo di vita”.
Questa tragedia che mai sarebbe dovuta accadere ci offre l’opportunità per tornare a svolgere alcune considerazioni intorno alla pratica abominevole dell’alternanza scuola/lavoro. Ciò che purtroppo è accaduto al sedicenne in Lombardia costituisce la prova provante di come l’alternanza scuola/lavoro sia una pratica nociva per le nuove generazioni.
In estrema sintesi, come in più occasioni abbiamo sottolineato, l’alternanza scuola/lavoro è degna di essere combattuta per più ragioni. In primo luogo per via del fatto che reintroduce sotto mutate sembianze la squallida pratica dello sfruttamento del lavoro minorile. Non è forse vero che con l’alternanza scuola/lavoro vengono fatti lavorare minorenni senza che peraltro venga loro fornito alcun tipo di compenso?
In secondo luogo e in maniera convergente sinergica, l’alternanza scuola/lavoro introduce un concetto falso e di più pericoloso: quello in coerenza con il quale la scuola genericamente intesa servirebbe a trovare lavoro. Quasi come se la missione della scuola fosse quella di introdurre forme di sapere tecnico con efficacia immediata.
Eppure noi sappiamo che la missione della scuola, e più in generale della cultura, è ben altra. Quella di formare esseri umani in senso compiuto, esseri umani che mediante il sapere scolpiscano la propria statua interiore e diano forma al proprio io. Insomma, ciò che è accaduto in Lombardia è la prova lampante di quanto sia nefasta e pericolosa l’alternanza scuola/lavoro.
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