Arte e cultura hanno avuto un crollo colossale: i primi a chiudere, gli ultimi a riaprire. La disoccupazione è aumentata spaventosamente, gli addetti sono diminuiti, i ristori sono stati insufficienti. Numeri su dei grafici che descrivono uno spaccato italiano sconfortante. Numeri che però sono individui con spese, mutui, affitti da pagare e famiglie alle spalle.
Un team di ricercatori ha lavorato a una serie di grafici che mettono nero su bianco questa situazione. Il finanzialista Valerio Malvezzi si è servito proprio di questi strumenti per spiegare cosa sta accadendo e di che portata saranno le perdite nell’immediato futuro.
“Abbiamo il livello più basso di spesa per le attività culturali – spiega – siamo più bassi della Repubblica Cieca, della Germania, della Spagna, della Francia, dei Paesi Bassi. L’Ungheria spende 6 volte noi. Siamo il fanalino di coda dell’Unione Europea. Con il lockdown c’è stato un crollo di tutte le attività culturali italiane e questo ha comportato un calo di 5 volte il fatturato, circa 200 milioni di euro”.
Dal lavoro del Dott. Alberto Bastiani, Dott. Alessandro Cappuccini, Dott. Roberto Di Donato e Dott. Ruggero Franzo, ecco il focus del Professore su questo argomento e il botta e risposta con Francesco Vergovich e Fabio Duranti.
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