I tafferugli a Roma tra i manifestanti di “Io Apro” e le forze dell’ordine rivelano che la popolazione, ormai stremata, non è più disposta ad accettare il ritornello logoro quanto proditorio dei lockdown e delle chiusure a fin di bene.
Nel marzo del 2020, il Governo prometteva che nessuno avrebbe perso il posto di lavoro.
Nell’aprile del 2021 i dati Istat ci rivelano che un milione di italiani si trovano ora, dall’inizio della pandemia, senza il posto di lavoro.
Già questo basterebbe in effetti a richiedere una radicale presa di posizione contro le infami politiche dei lockdown assassini, che, se sul piano medico non stanno dando effetti particolarmente apprezzabili, stanno producendo conseguenze catastrofiche sul piano sociale, economico e politico.
L’appoggio a manifestazioni popolari come “io apro” deve essere totale, nella speranza che esse, presto o tardi, possano dare vita a un movimento organico e strutturato di contestazione del leviatano terapeutico, ossia della riorganizzazione autoritaria della società posta in essere in modo niente affatto neutro dal blocco oligarchico neoliberale. Ormai lo stanno capendo tutti, anche quelli che in origine più avevano fiducia nelle politiche governative: i confinamenti domiciliari coatti e le chiusure delle attività lavorative debbono essere intesi in relazione a una oscena riorganizzazione complessiva della società, basata sulla distruzione preordinata dei ceti medi; distruzione che, a sua volta, mira a garantire il dominio monopolistico dei colossi multinazionali ecommerce.
Insomma, dietro la narrazione medico-scientifica della prevenzione e della lotta contro il virus, si nasconde una spietata e brutale ristrutturazione autoritaria della società capitalistica gestita dalle stesse classi dominanti che, ovviamente, la stanno indirizzando in vista dei propri obiettivi specifici. L’opportunità della nascita di un movimento integrale di contestazione dell’ordine terapeutico è reale. Ma reale è anche il suo possibile disinnesco ad opera del potere stesso.
È questo il momento per attuare ciò che i signori del Great reset più temono e più si stanno adoperando per disinnescare: una gestione dell’emergenza che vada in direzione ostinatamente contraria rispetto a quella da subito impressa dai pretoriani del neoliberismo; una gestione, cioè, che metta di nuovo al centro lo Stato sovrano democratico, con annesse politiche di spesa pubblica e di welfare, a partire dalla di per sé evidente considerazione che l’emergenza epidemiologica ha fatto crollare il castello di menzogne della civiltà neoliberale.
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