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Le scelte dei ministri di Draghi non sono casuali ▷ Ha degli scopi personali precisi

Week-end da brivido quello della scorsa settimana: concluso anche l’ultimo giro di consultazioni, Mario Draghi ha sciolto la riserva ed è comparso in diretta nazionale per comunicare la lista di ministri che lo affiancheranno in questo “governo di alto profilo”. Giuramento, campanella e in meno 48 ore l’Italia ha un nuovo esecutivo.

I confermati sono i ministri Speranza, Di Maio, Franceschini, D’Incà, Guerini e Lamorgese. Anche Patuanelli, che passa però alle politiche agricole, Dadone alle politiche giovanili e Bonetti alle pari opportunità.

I tecnici sono 8: oltre alla riconfermata Lamorgese, anche Cartabia alla Giustizia, Franco ad Economia e Finanze, Cingolani Ambiente, Giovannini ai Trasporti, Bianchi Istruzione, Messa all’Università e Colao Innovazione tecnologica.

Si aggiungono anche gli esponenti di Forza Italia Brunetta, Gelmini e Carfagna; Stefani, Garavaglia e Giorgetti della Lega e Orlando del PD.

Nomi che secondo quanto rivelato ai nostri microfoni dal retroscenista politico Marco Antonellis non sono per nulla casuali. Ci sarebbe una ragione precisa per la nomina di ognuno di loro, secondo il giornalista. I motivi li ha spiegati in questa intervista di Francesco Vergovich.

“Ci sono tre governi: Draghi è stato molto abile perché ha curato i tre aspetti che gli interessano. Uno, il Recovery Plan con i ministri tecnici, da lì passerà o non passerà il rilancio del paese. Poi c’è il Governo dei partiti fatto con il manuale Cencelli, i provvedimenti del Governo poi devono essere approvati dal Parlamento per cui è ovvio che doveva avere un occhi di riguardo per i partiti che poi devono andare ad approvarglieli.

Poi c’è quello che definisco il terzo governo, quello che lo dovrà portare al Quirinale tra un anno di questi tempi. Anche qua è stato molto bravo perché ha premiato quelli che sono i grandi manovratori in Parlamento, quelli che nei rispettivi partiti decidono se votare in un senso o nell’altro. E sono: Giorgetti, l’uomo che sussurra a Matteo Salvini, Dario Franceschini, grande manovratore del Partito Democratico, Luigi Di Maio, anche lui molto influente all’interno della rappresentanza grillina, e poi Gianni Letta. È lui il vincitore non Silvio Berlusconi, perché i tre ministeri che Forza Italia incamera vanno nelle mani di tre fedelissimi di Gianni Letta”.

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