Un cambio di passo nella forma, ma non nella sostanza. Il primo provvedimento del Governo Draghi sul contenimento dell’emergenza sanitaria è stato adottato attraverso lo strumento del Decreto Legge, disarcionando quindi almeno per il momento la profusione di Dpcm resi famosi da Giuseppe Conte.
Ma anche cambiando il modus operandi, resta invariato il nostro modus vivendi. La tendenza alla restrizione infatti non è andata via insieme al cambio di Governo. Anzi, oltre a confermare le misure già in vigore il rinnovato Consiglio dei Ministri ha rincarato la dose: proroga del divieto di spostamento tra Regioni fino al 27 marzo e stop alle visite a parenti e amici nelle abitazioni private in zona rossa.
Una linea di continuità con le scelte fatte nella precedente esperienza di Governo che il professor Enrico Michetti ha commentato insieme a Fabio Duranti e Francesco Vergovich.
Ecco la discussione in diretta a “Un giorno speciale”.
“Allora, se per quanto riguarda la restrizione della libertà, si utilizza il Decreto Legge è lo strumento previsto dalla Costituzione. E non il Dpcm. Se invece poi si pregiudica la libertà, si ‘tirannicizza’ il diritto al lavoro e la salute uccide il lavoro, allora non stiamo rispettando la Costituzione. Siamo dinanzi a provvedimenti incostituzionali perché la Costituzione prevede l’equilibrio tra i diritti fondamentali, come l’equilibrio tra i poteri. Quando viene minato questo equilibrio non c’è il rispetto della Costituzione, siamo dinanzi ad una illegittimità costituzionale. Se si prevaricano i diritti fondamentali siamo dinanzi a una violazione dei principi costituzionali”.
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