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Attualità

La Corte Suprema affonda i dazi di Trump: il fallimento è lampante, ecco perché

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato gran parte dell’agenda tariffaria di Donald Trump, stabilendo che il presidente non può imporre dazi unilateralmente senza una chiara autorizzazione del Congresso.

Nonostante la sentenza sia un duro colpo, l’amministrazione starebbe già cercando delle basi giuridiche alternative. Come, ad esempio, la sezione 232 del Trade Expansion Act, legata alla sicurezza nazionale.

Si sottolinea che la Corte Suprema si è pronunciata su dazi doganali generalizzati e non su quelli settoriali, cioè su acciaio, alluminio e altri beni. Al di là comunque dell’aspetto legale, i dati del 2025 mostrano che la politica dei dazi è stata un fallimento economico rispetto agli obiettivi prefissati dall’amministrazione americana. Infatti il deficit commerciale statunitense sui beni è salito al record storico di 1.230 miliardi di dollari, con importazioni cresciute del 4,5%.

Anche il disavanzo con la Cina è peggiorato perché le imprese hanno aggirato le tariffe spostando la produzione in altri paesi asiatici oppure in Messico. I dazi, insomma, non hanno riportato la produzione negli Stati Uniti come voleva l’amministrazione. Ma hanno anzi aumentato i costi per i consumatori e ridotto la competitività delle esportazioni americane.

Di contro, la Cina ha registrato un surplus commerciale globale record nel 2025 di 1.200 miliardi di dollari.

Dazi-Trump, la bocciatura della Corte Suprema | Una strategia controproducente e più incertezza globale

Nel frattempo l’Unione Europea ha approfittato dell’isolazionismo americano per accelerare accordi di libero scambio, come vi ho raccontato in precedenti puntate, in modo particolare con l’India e con il Mercosur. La sentenza sottolinea infine che il potere di regolare il commercio non implica automaticamente quello di imporre le tasse.

In conclusione, la strategia tariffaria sembrerebbe essersi rivelata, al momento, controproducente, indebolendo la posizione degli Stati Uniti. La cosa certa è che nel sistema economico mondiale si creerà ancora più incertezza.

MALVEZZI QUOTIDIANI – CON VALERIO MALVEZZI

Valerio Malvezzi

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