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“Draghi parla in tedesco e non si ferma davanti alla bandiera: gaffe? No. Il suo vero volto” ▷ Gervasoni

Lo ribadiscono quasi fino alla nausea tutti i quotidiani nazionali, tant’è vero che è ormai diventato una sorta di dogma inconfutabile: “Draghi e la Merkel, le tensioni continuano“; “il monopoli per l’Europa continua” e tanti altri titoli fanno ben sperare quei leghisti che vedono in draghi un baluardo anti-Merkel, e dunque contrario all’Unione Europea a trazione franco-germanica.
Ma è davvero così? No. Lo dice uno che possiamo definire antidogmatico come il Professor Marco Gervasoni, ma lo dice – sotto sotto – anche Mario Draghi stesso. Lo dice letteralmente, perché è in tedesco che si è espresso mercoledì scorso in Senato alla rappresentanza della Südtiroler Volkspartei nel corso della fiducia poi conquistata.
Un dettaglio che può voler dire poco, se non lo si analizza nel profondo: Draghi ha vissuto in #Germania, e in fondo col suo “whatever it takes” ha salvato l’#UnioneEuropea a trazione germanica. Sentite cosa ci ha detto in proposito il politologo Marco Gervasoni.

“Nemmeno con Monti era successo”

Draghi non è un politico, non vuole fare il politico. E’ un tecnico che usa la politica, e ha fatto un Governo a due livelli. Mentre il Governo Monti era un governo di tecnici, qui invece abbiamo un governo tecnico che domina la politica. Al livello basso dei ministeri che contano meno ci sono i politici, al livello alto ci sono quelli del partito di Draghi, quindi Colao e Franco, e questi non faranno entrare i politici nelle stanze che contano neanche se questi arrivano in ginocchio.
Ci sono dei ministeri come quello di Giorgetti totalmente depotenziati. Da notare il downgrading del ministero degli Esteri dove hanno lasciato sostanzialmente un incapace – Di Maio – perché in realtà la vera politica estera verrà fatta da Draghi e dal Presidente della Repubblica.
Ci troviamo quindi di fronte al primo governo compiutamente presidenzialista, non solo perché il premier è stato scelto dal Presidente della Repubblica senza alcuna consultazione coi partiti. Per lo meno Napolitano ebbe il buongusto di nominare monti senatore a vita, qui invece il Presidente della Repubblica ha scelto una persona autorevole che però non è che sia diventato importante lavorando in un’istituzione italiana.

Draghi antitedesco? “Macché”

Poi quando dicono che ha favorito l’Italia, in realtà questo glie lo dicono quelli che in Germania gli vogliono male, ma lui salvando l’euro ha favorito la Germania. Dopo la “cura Draghi” la potenza economica del continente era ancora di più la Germania.
Hanno preso quindi uno che è italiano, ma sul passaporto. Tant’è vero che queste gaffe che ha fatto, come quella di parlare in tedesco con la rappresentanza del Südtiroler Volkspartei, secondo me non sono neanche tanto gaffe. Sono segnali che lancia del suo essere transnazionale.

In realtà gli unici che possono veramente dire che Draghi è dei loro secondo me è “+Europa”. Ci sono proprio dei punti che coincidono col programma della Bonino, per esempio quel passaggio sugli istituti tecnici o questa battaglia contro i licei (la bonino aveva detto che andavano aboliti i licei), proprio per questa cosa che dicevo prima: se noi vogliamo trasformare il paese in una cosa per cui a nord ci sono gli operai che lavorano per i tedeschi e al sud ci sono gli operai che lavorano per i tedeschi, allora a quel punto istituti tecnici “everywhere”, come direbbe Draghi.
Quest’idea soprattutto di leghisti che Draghi mette al suo posto la Germania fa abbastanza ridere. Lui ha vissuto a Francoforte, parla perfettamente tedesco: questi elementi umani non vanno sottovalutati. Uno che parla in tedesco è antitedesco?
Ve lo immaginate voi il Presidente del Consiglio francese parlare in tedesco? Neanche ai tempi di Pétain.
Draghi invece ha parlato in tedesco ai rappresentanti del Südtiroler Volkspartei, ed è una cosa molto grave che nessuno ha sottolineato: perché il tedesco? Tu sei al Quirinale a Roma. Se sai il tedesco buon per te, ma allora se sapeva il sardo si metteva a parlare in sardo col partito sardo di Azione?

Redazione

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