Siamo dinanzi a a un paradosso tra i tanti che si è manifestato appieno col ritorno alla Fase 1 della pandemia del rocchetto.
Di fronte alla scelta politica giustificata come medico-scientifica del lockdown, è accaduta una cosa sorprendente: larga parte della popolazione italiana si è infuriata non con rabbia verticale verso questo paradigma governamentale e verso i grigi suoi esecutori senz’anima.
No, si è infuriata e adirata con rabbia orizzontale verso i propri compagni di prigionia.
Cos’è accaduto? E’ successo che larga parte della popolazione ha ritenuto i propri concittadini responsabili di aver dato giustificazione alle chiusure e alle misure stringenti. Come? Favorendo la circolazione del virus con un comportamento poco attento alle sacre norme del distanziamento sociale. Lotta di classe all’interno della medesima classe insomma. E’ il capolavoro del potere la situazione in cui gli ultimi confliggono tra loro anziché far convergere contro l’alto la propria rabbia gravida di buone ragioni.
Ma è poi anche il trionfo della narrazione egemonica, che colonizza l’immaginario anche di quanti solamente subiscono la nuova configurazione socio-politica, e che dunque avrebbero tutto l’interesse a conservarla e non ad amarla come schiavi ignari e inconsapevoli, appagati dalle proprie catene.
Senza capire che i lockdown e le misure stringenti rispondono al nuovo paradigma governamentale, i più credono davvero che siano effetto diretto della responsabilità dei propri concittadini.
Contrabbandare come effetto delle azioni dei cittadini le loro scelte repressive è il meccanismo usato dal potere, che vince due volte:
Una volta di più trionfa il potere, considerando che ora i nemici vengono scambiati per amici e gli amici per nemici.
E’ il capolavoro del potere, il trionfo assoluto del nuovo leviatano terapeutico.
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