Lukaku. E poi roba normale. Come ai tempi di Maurizio Ganz “el segna semper lu” (segna sempre lui), Romelu il belga sistema la pratica Genoa.
Non una grande Inter, anzi, fino al gol, arruffona e tradita dalle due punte, lo stesso Lukaku che era stato tra i peggiori, insieme con il nervosissimo Lautaro Martinez addirittura in contenzioso con la panchina nerazzurra e poi sostituito dall’ormai stranamente mansueto allenatore.
Il raddoppio di D’Ambrosio, da traversone, fa parte dei desideri tattici interisti, già juventini (Lichsteiner).
Contava la vittoria, dopo le esibizioni di campionato e di Champions, e questa è arrivata contro un avversario modesto, anche se molto disciplinato tatticamente e roccioso in difesa, al punto che Perin non ha dovuto effettuare parate decisive, limitandosi all’ordinaria amministrazione e senza colpe sui due gol.
Si è rivisto Hakimi, reduce dall’equivoco Uefa, senza particolari tracce, si è rivisto, e bene, Bastoni che non ha faticato ad affrontare Pandev e l’abulico Pjaca.
Post scriptum: l’Inter, come le altre di questo campionato, ha indossato un’improbabile nuova divisa, assai simile a uno strofinaccio da cucina. Vieni avanti creativo.
Tony Damascelli
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