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“Recovery Fund: ci siamo messi il cappio al collo per riparare le luci della Farnesina!” ► Malvezzi

Recovery Fund sì, Recovery Fund no. Mes sì, Mes no… Sin dai primissimi giorni in cui si è sentito parlare di Covid, l’emergenza economica ha seguito un passo dopo l’altro quella sanitaria. C’è chi sostiene che il Recovery Fund sia la soluzione, chi ritiene che adottarlo non farà che peggiorare le cose. C’è chi pensa che sia identico al Mes, chi invece reputa che sarà di gran lunga più efficace.

Sulla questione l’economista Valerio Malvezzi non ha dubbi: la soluzione migliore è non prendere né l’uno né l’altro. I motivi li ha spiegati chiaramente a Francesco Vergovich e Fabio Duranti in questo intervento. Ecco cosa ha detto a ‘Un giorno speciale’.

“Recovery Fund: ci siamo messi il cappio al collo per riparare le luci della Farnesina!” ▷ Malvezzi

“Se non prendiamo il Mes o il Recovery Fund siamo felici come cicci, stiamo molto meglio, non ci mettiamo il cappio al collo e continuiamo a emettere debito pubblico normalmente. Non c’è nessuna motivazione razionale per andarsi a indebitare. Tutti vogliono il Recovery Fund, ma avete letto che progetti vogliono fare? Che vogliono spendere 1,2 miliardi in monopattini? Che vogliono mettere a posto le luci della Farnesina? Che vogliono mettere a posto quelli che oggi fanno i navigator e domani andranno a spiegare l’uso dei tablet nelle famiglie?

Il Parlamento viene svuotato di ogni funzione. C’è qualcuno dall’alto in questo mondo oligarchico che dice le cose da fare, al punto che votare in questa situazione è quasi inutile. Serve una rivoluzione culturale. Pretendere di tornare a parlare dei temi reali, che sono per esempio come facciamo a salvare da un 20% a un 40% di microimprese a rischio di fallimento nell’anno 2021. La realtà che vedo io è molto diversa dalla realtà che mi raccontano loro. Volete capire che noi rischiamo di perdere tutto il comparto industriale italiano che non è fatto di grandi imprese ma di piccole e medie imprese e di libere professioni? È lì che si crea il Pil, ma si basa sull’economia reale, ecco perché parlo di economia umanistica”.


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