Se abbiamo definito la lettera N, la capacità di riuso della conoscenza, la lettera V, l’efficacia della sua soluzione cognitiva e la lettera P, il grado di appropriazione del soggetto I della conoscenza prodotta, allora possiamo dire addio, in questa visione dell’economia della conoscenza, al determinismo, cioè al mondo basato sugli equilibri automatici del mercato.
Non vi è da stupirsi se negli ultimi decenni sembra che siamo perennemente in crisi. Non esiste nessuna crisi finanziaria, ma una crisi determinata da un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico conseguente a scelte morali.
Da anni ci fanno credere che siamo in crisi: non c’è nessuna crisi. Certamente non è una crisi finanziaria, è una crisi economica e io sostengo che sia dettata da una crisi morale. Cioè dall’aver cambiato l’inversione naturale di dei fattori che vedeva in testa a tutto la politica, sotto la finanza e sotto l’economia. Oggi invece la politica è l’ultima cosa, interessa solo ai politici che sono di fatto i camerieri di chi controlla davvero l’umanità, sopra c’è l’economia e sopra la piramide c’è la finanza che controlla tutto. La morale è sparita.
Nella mia visione del mondo, che poi è quella che abbiamo avuto per millenni, la filosofia e la morale dovrebbero essere sopra di tutto. La finanza dovrebbe essere l’ultima in ordine di importanza.
Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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