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Governo di inetti! L’Italia affonda, ma i soldi per Elkann e monopattini li trovano subito

Assistiamo ad un mondo sempre più dominato dalle grandi multinazionali. Un mondo che si prefigura guerre, scontri, distruzione dell’ambiente.
Lo vediamo dal punto di vista della sovrapposizione dei momenti di tensione nel mondo: se prendessimo la mappa del petrolio, del gas, dell’acqua, del carbone, vedremmo la topografia di queste risorse strategiche sovrapposta ai punti di tensione mondiali, dal Bielorussia all’Ucraina, dal Venezuela alla Guiana, dalla Turchia alla Grecia.

I grandi potentati economici sono divenuti addirittura più forti dei presidenti e degli Stati stessi.
Pare ormai normale che Twitter possa ammonire Trump, che a me non piace, ma pensiamo a John Fitzgerald Kennedy bloccato da una multinazionale: l’FBI l’avrebbe fatta sparire il giorno dopo.

Ci sono poi degli Stati che cercano di restare indipendenti. Vince Lukašėnko in Bielorussia e parte il solito copione: sanzioni economiche e rivolte interne guidate da organizzazioni non governative, con tanto di condanne del mainstream internazionale.

La sinistra italiana in proposito, è sempre pronta ad aderirvi. Abbiamo visto coloro che cantano ‘Bella Ciao’ scagliarsi contro Lukašėnko, contro Maduro, contro Gheddafi, contro chiunque stia fuori dal solco della globalizzazione capitalistica.
Arriviamo poi all’Italia, governata da degli inetti, da incapaci totali, che a qualcosa però servono. Già, perché gli incompetenti servono a far restare la politica subalterna ai grandi poteri.

Un Governo privo di qualsiasi visione continua a buttare soldi a pioggia – dai monopattini, alle biciclette – anche se la visione sembrano averla eccome, quando devono dare soldi al signor Elkann o al signor Benetton. Lì i soldi ci sono, e arrivano subito. Basti pensare che FCA ha preso in due giorni 6 miliardi di finanziamento garantito dalla Sace!

Nel frattempo il ceto medio continua a subire la sua proletarizzazione.
Artigiani, partite Iva, ristoratori, tassisti: tutti schiacciati verso il basso.
Chi conta davvero è chi produce la ricchezza del Paese. Chi meriterebbe di decidere il proprio futuro e quello della nazione è chi vive del proprio lavoro.
Auguro a tutti buon Ferragosto sulla base di quest’auspicio.

3 minuti con Marco Rizzo


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