Chi ricorda i primi giorni di febbraio, lo richiama alla mente benissimo: “Macché mascherine, non fatevi prendere dalla psicosi del virus“. E poi si faceva appello alla sensibilizzazione anti-razzista, relegando il coronavirus a semplice benzina sul fuoco dell’odio razziale, con tanto di involtini primavera mangiati in primo piano dai conduttori delle principali trasmissioni nazionali.
Poi, tutto cambia: la Lombardia, il decreto, l’esodo verso sud, le mascherine e tutti i risvolti che ben conosciamo. Eppure, quando si tratta di scienza, la contraddizione non sarebbe ammessa, soprattutto se sulla bocca di scienziati e #virologi. Gli stessi che inizialmente avevano condannato la psicosi del virus bollando come inguaribili nevrotici i fruitori di mascherine, che si sostenevano non essere neppure adatte alla protezione, a differenza di modelli molto specifici dal costo proibitivo. Lo ricorda bene Fabio Duranti, che evidenzia le contraddizioni microbiologiche (e politiche) della scienza post-Covid.
Ecco il suo intervento a ‘Un Giorno Speciale’.
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