Il campionato saluta ufficialmente in una serata dai toni che più amichevoli non si potrebbe. Chiude il campionato dei rigori e anche all’ultima tappa è un fiorire di interventi molto più che discutibili. Fondamentale, come dice Gasperini, rivedere l’interpretazione delle regole, perché non si può punire ogni tocco o addirittura ogni tocco presunto.
Taglia il traguardo del secondo posto l’Inter, ma non c’è quasi niente da festeggiare, perché all’Inter – che ha terminato si ad un punto dalla Juve – si chiedeva almeno di impensierire realmente i rivali, e invece Conte non è mai stato realmente in lotta, contro una squadra tra l’altro con tanti problemi da risolvere in vista del ritorno della Champions League. E non c’entra la sconfitta con un Roma che avrebbe dovuto cominciare molto prima a dare segnali di se’.
Alla fine – malgrado la Lazio abbia chiuso al quarto posto – l’unico davvero contento non può che essere Immobile, capace di timbrare il record assoluto di gol alla pari di Higuain. Una conferma strepitosa per un cannoniere che da anni è però sempre protagonista assoluto. Una continuità impressionante per un centravanti che, in Nazionale,
ha dovuto finora fare i conti con una concorrenza non alla sua altezza e addirittura con i continui rimandi a Balotelli, come se le continue promesse di SuperMario valessero più dei gol, dei tanti gol, di Ciro.
Almeno questo il campionato dovrebbe averlo definitivamente chiarito: il centravanti azzurro si chiama Immobile. La Scarpa d’Oro e il record di gol bastano per convincere tutti?
Alessandro Vocalelli
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