Arrivano aggiornamenti sulle molteplici cause che l’avvocato Carlo Taormina ha intentato contro il Governo, ormai mesi fa. Il tempo scorre, il virus sembra al momento diminuire la sua portata rispetto quei mesi tragici della scorsa primavera, che nessuno ha ancora dimenticato.
In special modo i familiari delle oltre 30.000 vittime, che non si danno pace per quanto accaduto. E che l’avvocato Taormina sta provando a risarcire, nello spirito prima ancora che nella materia, con una serie di denunce sporte ai danni di chi ritiene siano i veri responsabili.
Vale per le zone rosse in Val Seriana e nella Lombardia tutta, vale per gli scandali avvenuti nelle Rsa, vale anche per le autopsie negate che l’avvocato ritiene “avrebbero potuto risparmiare vite umane”.
Adesso ci sono novità sull’azione legale portata avanti da Carlo Taormina, il quale ne parla ai microfoni di Stefano Molinari a “Lavori in Corso”. Ecco il suo intervento.
“Io ho presentato una serie di denunzie alle Procure di Roma con le quali ho lamentato quello che è accaduto come serie di errori madornali, consumati nella gestione dell’emergenza coronavirus. Mi riferisco a tutto quello che è accaduto in Lombardia con il Governo che era cosciente di quale fosse la reale situazione.
Avendo lasciato tutto aperto e chiuso solo il 9 marzo, ha determinato una accatastamento di contagiati ed una serie impressionante di morti che poteva essere risparmiata. Se noi ci fossimo chiusi in casa da gennaio almeno 30.000 mila morti li avremmo risparmiati.
Ricordo le zone rosse non istituite o istituite in ritardo. Ricordo che sarebbe stata sufficiente qualche autopsia invece di cremare i cadaveri e ci si sarebbe resi conto che le cure dell’epoca erano tutte sbagliate.
Questo è il tema centrale posto alla Procura di Roma, che ha fatto indagini per 2-3 mesi e al termine di queste indagini ha ritenuto che le questioni debbano essere approfondite. Siccome si profilano responsabilità di ministri e del Presidente del Consiglio, gli atti sono stati trasmessi al Tribunale dei ministri di Roma. Lì comincia l’inchiesta.
Io credo che ci siano grandi responsabilità. Al ministero della Sanità sapevano già tutto il 3 gennaio”.
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