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Dati Istat: il lockdown annienta il lavoro ► Polito (CorSera): “Camminiamo sull’orlo del baratro”

La fotografia di un paese che deve ripartire, ma che ha molta paura di farlo: i dati Istat di oggi sull’andamento del mercato del lavoro rivelano un calo tanto aspettato quanto inquietante nel mese di aprile.
Tasso di disoccupazione al 6,3%, ma il dato che più preoccupa oltre i 276mila occupati in meno è quello degli inattivi, ovvero di coloro che non hanno occupazione e neppure ne sono alla ricerca: sono 746mila i cittadini che decidono al momento di non cercare neppure l’occupazione, frutto di una sfiducia nel sistema tutto che tocca picchi altissimi – gli unici – in questo periodo nero.

La preoccupazione di Confindustria è perciò legittima secondo Antonio Polito.
Il vicedirettore del Corriere della Sera a ‘Lavori in Corso’ si è detto favorevole rispetto alle posizioni (“radicali“) di Bonomi, che giorni fa aveva dichiarato che “la politica rischia di fare più danni del Covid“. Una dichiarazione “infelice“, ha detto il Premier in conferenza.
Il Vicedirettore Polito si permette di dissentire ai microfoni di Stefano Molinari e Luigia Luciani.
Ecco la sua intervista.

La scuola è la vera Cenerentola di questa Fase 3, devo dire da noi più che altrove perché in altri paesi si prova anche simbolicamente ad aprire le prime classi e le quote elementari. Questo credo faccia temere anche per il lavoro delle donne, oggi abbiamo dati Istat molto brutti sull’offerta nel mercato del lavoro delle donne, rischiamo di consolidare una situazione che è già causa di un’arretratezza economica del paese, perché il numero di donne nel mercato del lavoro è molto basso. Abbiamo aperto il campionato di Serie A, ma le scuole no.

Salvini-Meloni-Berlusconi: tra i due litiganti il terzo gode?

Berlusconi? E’ perfettamente in linea con il messaggio di Mattarella e del governatore della Banca d’Italia Visco. E’ una linea totalmente diversa rispetto a quella di Salvini e Meloni, la cui posizione è quella di andare al voto, e quindi tornare ai cittadini.
A me non sembra di vedere nel Paese un’ansia di andare alle urne, e neanche una possibilità concreta in tempi brevi.
Berlusconi propone una soluzione diversa, dice “mettiamoci al tavolo e studiamo un po’ di cose”.

E’ difficile comunque che al momento possa coagulare intorno a Berlusconi il consenso di un grosso bacino di destra moderata, per un ovvio logoramento della storia politica e anche dell’anagrafe di questo leader, ma certamente questa è una posizione che offre il Centrodestra, anche critica sulla puntualità dei contributi del Governo, però che vuole mettersi al tavolo per decidere cosa ne sarà di questi fondi che cambieranno l’Italia per i prossimi vent’anni.
E’ anche nell’interesse di chi governerà domani partecipare a questa decisione.

Le preoccupazioni di Confindustria

Su Bonomi posso dire che le sue posizioni sono dettate dal fatto che c’è una grande preoccupazione, un grande allarme, una grande paura di non riuscire a ripartire, perché questo è un rischio reale.
I dati Istat di oggi su inattivi, occupati e disoccupati ci dicono che stiamo camminando sull’orlo del baratro. C’è sfiducia sul fatto di trovare il lavoro, quindi di ripartire.

Il tema drammatico di quella ricerca Istat è che, tra i disoccupati, la percentuale di quelli che avevano contratti a termine è doppia in un mese rispetto a quelli che avevano un contratto stabile.
Teniamo presente che quelli col contratto stabile sono protetti dal divieto di licenziamento e dalla cassa integrazione, ma questa roba non può durare all’infinito. Tra qualche mese i soldi finiranno. Noi veramente non sappiamo ancora se a settembre l’Italia riparte, e come riparte, quindi la preoccupazioni di Confindustria e degli industriali secondo me è legittima. Il Governo deve saper convivere con queste opposizioni e soprattutto ascoltarle.

“La vera riforma urgente”

Conte ha anche parlato al Corriere di riformare alcune norme che tengono paralizzati i dirigenti e funzionari pubblici, i quali hanno paura di firmare qualsiasi cosa per non finire indagati dalla Corte dei Conti o dalla Procura.
E’ una grande paralisi della pubblica amministrazione: questa secondo me è la vera riforma che noi dovremmo fare approfittando di quest’occasione per sbloccare la capacità di spesa dello Stato italiano, che è troppo bassa
“.


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