Scatta la fase 2, ma il giorno in cui riapriranno le scuole sembra ancora lontano. Talmente lontano da non essere neanche contemplato, per il momento. Si parla di settembre, ma sempre con riserva. Il motivo è la loro condizione di ‘principali vettori’: per movimenti, abitudini, contatti, sono quelli che si ammalano di meno, ma che possono portare più facilmente il virus a più persone.
Ma c’è qualcuno che sta pensando concretamente agli effetti psicologici che questa esperienza, tra lockdown e scuola virtuale, comporterà su di loro? Secondo lo psichiatra Paolo Crepet no, non abbastanza perlomeno. Dai più piccoli ai più grandi, dimenticare il pallone per passare molte più ore davanti a uno schermo provocherà tanti, troppi, danni.
Ne ha parlato ai microfoni di Stefano Molinari e Luigia Luciani in questa intervista. Ecco cosa ha detto.
“Bella questa cosa di questo paese: che facilita gente che ha ammazzato, che ha ergastoli sulla pelle, e poi vincola e di fatto mette in galera i bambini. E’ veramente un paese che a volte fa venire i brividi. L’idea che ci siano dei bambini costretti a stare davanti a uno schermo invece di giocare a pallone. Questi bambini verranno danneggiati e nessuno ne parla! Però ad un camorrista bisogna, poverino, dargli un po’ di soddisfazione”.
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