Il Decreto Liquidità ha fatto credere alla maggior parte degli imprenditori italiani che sarebbero arrivati centinaia di miliardi dallo Stato. Questo è un falso: dallo Stato non arriva un euro, lo Stato ha messo solo credito di firma, cioè delle risorse finanziarie minime che servono, con un processo di moltiplicatore statistico, a garantire le banche.
Oltre al già analizzato problema dell’automatismo, andiamo ad analizzare altri limiti importanti del decreto.
Ci sono imprenditori che pensano di andare a verificare dalle banche la prima che dà i soldi, scordiamoci questo approccio. Le banche sono ingolfate, lavorano in condizioni di drammaticità come tutto il personale italiano, cioè con mascherine, distanza numero e di personale sotto organico. Non valuteranno nuove posizioni, valuteranno solo quelle in essere con la clientela e inoltre probabilmente non si partirà operativamente prima del 20 aprile! Due mesi da quando c’è stato il primo annuncio e ancora non è arrivato un euro.
I 25 mila servono per pagare le tasse allo Stato: cioè lo Stato ha messo una firma per dire vai in banca, indebitati e paghi le tasse a me.
La vera partita che non si può dire si chiama rinegoziazione del debito: questo è un decreto che avvantaggerà le banche non le imprese. Tutte le banche che avranno delle posizioni traballanti approfitteranno di questo decreto per mettere in sicurezza i propri bilanci.
Io sono convinto che ci sia stato un accordo di fatto tra lo Stato e il sistema bancario: lo Stato non tira fuori un euro, il sistema bancario con la garanzia dello Stato mette a posto i propri bilanci. E le imprese? Le imprese devono pagare quel debito.
Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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