Continuano le misure restrittive per arginare la diffusione del coronavirus nella speranza che i segnali di miglioramento diventino sempre più evidenti. Medici e scienziati lavorano intanto alla ricerca di possibili soluzioni per sconfiggere questo virus: sui farmaci che possano contrastare gli effetti della polmonite e il vaccino che possa debellare il virus.
Ecco le risposte del Prof. Richeldi, Presidente Società Italiana Pneumologia.
“Abbiamo capito che questa polmonite ha delle caratteristiche molto peculiari, crea un danno specifico al polmone in quella zone che è deputata allo scambio dell’ossigeno, cioè l’ossigenazione del sangue. Questo ci dice che i farmaci che dovremo utilizzare, e che sono in sperimentazione, avranno due fondamentali obbiettivi: il primo ridurre la carica virale, il secondo ridurre la iper-infiammazione alla base del fenomeno che vediamo.
AIFA ha approvato pochi giorni fa uno studio molto interessante con due anticorpi monoclonali di nuovissima generazione che saranno testati e che hanno proprio l’obiettivo di ridurre le conseguenze negative sul polmone.
I test sierologici servono a documentare un avvenuto incontro dell’organismo con questo patogeno ed un’avvenuta risposta immunitaria. Hanno quindi un valore importante soprattutto negli studi di sieroprevalenza, cioè che ci dicono quante sono le persone che hanno avuto queste due caratteristiche. Ci sono ancora però due elementi da mettere a punto: uno è l’affidabilità di questi test, secondariamente non vanno considerati come un’armatura che ci proteggerà per sempre. C’è grande speranza, ma dobbiamo essere prudenti.
Se il vaccino dovesse essere pronto chi lo farebbe prima? Come in tanti altri vaccini, pensiamo ad esempio al vaccino antinfluenzale, la priorità viene data alle categorie di rischio, cioè persone con più di 65 anni o che abbiano patologie concomitanti. Guarda caso rappresentano la maggior parte dei deceduti per coronavirus, quindi questa sarà sicuramente una categoria prioritaria. I bambini si ammalano poco, ma sono potenti vettori di trasmissione del virus, quindi anche quelli potranno essere un target per ridurre la circolazione. Di questo però si occuperà l’Istituto Superiore della Sanità”.
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