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TERAPIA INTENSIVA ► RICCIONI (SIAARTI): “La situazione ci costringe a decisioni drammatiche su chi trattare e chi no”

Il coronavirus spaventa sempre di più l’Italia, gli ultimi dati comunicati dal Commissario della Protezione Civile Angelo Borrelli parlano di 9172 casi riscontrati in Italia e 463 morti.

Nelle ultime ore ha fatto molto discutere il documento diffuso dalla SIAARTI, Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, rivolto a colleghi ed esperti, per dare indicazioni su come agire in tempi di estrema emergenza.

Quali pazienti privilegiare? Quali indicazioni seguire in caso di decisioni drammatiche? Qual è il quadro del sistema sanitario italiano?

Ecco l’intervista al Dott. Luigi Riccioni del Consiglio Direttivo SIAARTI a ‘Lavori in Corso’.

“La situazione che sta costringendo gli anestesisti rianimatori di alcune zone a prendere queste decisioni drammatiche”

“Non sono delle vere e proprie linee guida ma sono delle raccomandazioni. A livello mediatico hanno provocato preoccupazione e sono state considerate eccessivamente ciniche.

In realtà non siamo noi della SIAARTI a raccomandare di trattare alcune persone e altre no, è la situazione che sta costringendo gli anestesisti rianimatori di alcune zone a prendere queste decisioni drammatiche.

Ancora il sistema sta reggendo anche se scricchiola tantissimo, però se vogliamo usare la metafora della guerra dobbiamo spiegare come ci comportiamo in tempo di pace. Noi anestesisti rianimatori siamo chiamati ogni giorno laddove un trattamento medico non è più in grado di guarire una persona, cioè quando l’aggravamento è tale da necessitare un intervento con mezzi artificiali per mantenere in vita una persona.

Quando veniamo chiamati questo trattamento è automatico laddove la persona è sana. Quando invece si ha uno scompenso acuto in una persona, ad esempio allettata da tempo, noi non riteniamo questa vita essere meno degna di essere vissuta, ma siamo consapevoli che questa persona si trova nella fase terminale della sua malattia e i trattamenti intensivi non sono in grado di modificare questo percorso.

Anche in tempo di pace noi siamo abituati a fare scelte di questo tipo. È chiaro che in un momento come questo gli anestesisti rianimatori si trovano in una situazione senza precedenti per le caratteristiche e le proporzioni di questa epidemia e quindi sono costretti a prendere queste decisioni in una situazione molto più drammatica e in tempi molto più brevi.

“Non sprecate risorse per situazioni in cui tanto non riusciremmo a salvare quella persona, usiamole per chi ce la può fare”

È chiaro che per noi sarebbe stato più comodo tacere e far finta di niente e affidare
queste scelte alla sensibilità del singolo medico. Però queste sono tutele in più.

Il nostro invito è quello che già in tempi ordinari bisogna evitare trattamenti sproporzionati, e a maggior ragione in una situazione come questa. Noi diciamo non sprecate risorse per situazioni in cui tanto non riusciremmo a salvare quella persona, usiamole per chi ce la può fare.

Non c’è dubbio che noi da anni chiediamo un rafforzamento perché c’è stato un peggioramento delle condizioni. Una situazione di questo tipo esce però dal binario di cui stiamo parlando”.


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