Per valutare la bontà di una decisione bisogna anche controllare i dati oggettivi a cui essa porta.
Ecco ad esempio alcuni dati prima e dopo l’entrata dell’Italia nell’euro.
Nel 1974 con la lira superavano l’Inghilterra, salendo dal sesto al quinto posto nella classifica delle potenze mondiali.
Nel ventennio che va dal ’75 al ’95, ossia prima dei decreti firmati da Prodi in favore della moneta unica, l’Italia con la sua lira cresceva più di Germania, Francia e Inghilterra.
Rispettivamente parliamo del +64,6% rispetto al +62,9% della Germania, al +59,3% della Francia e al +59% dell’Inghilterra.
Dal ’96 al ’98 inizia il declino: l’Italia retrocede in poco più di un anno dal quinto al sesto posto come potenza mondiale.
La crescita sarà del +4% rispetto al +10% dell’Inghilterra che non adotta l’euro.
Nel 1999 entra il regime dei cambi fissi e l’Italia passa dal sesto al settimo posto nella classifica mondiale. Crescita: +1,5%.
Dal 2000 al 2010 il declino è inesorabile. L’Italia retrocede all’ottavo posto nella classifica mondiale.
Dal 2011 al 2014 con i governi imposti dal cartello finanziario internazionale il PIL dell’Italia diventa negativo: -3,8%. Nono posto in graduatoria.
Da tenere anche in considerazione i prezzi dei nostri prodotti, che dal 2002 ad ora sono saliti del 26% rispetto a quelli tedeschi. Nello stesso periodo il PIL procapite scende al 4%: dal 1984 fino all’entrata nella moneta unica era salito di 45 punti percentuali.
L’euro è stato un golpe finanziario ai danni dell’Italia: anche i numeri lo dicono.
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