Per capire quanto l’invenzione delle banche ha cambiato la nostra storia bisogna tornare indietro ai tempi medievali, quando quello dell’usuraio era considerato un mestiere più “basso” di quello della prostituta.
All’epoca vigeva di fatto un principio che varrà per molti secoli, cioè che l’economia si doveva basare sulla religione: Adamo si deve procurare i beni col sudore della fronte.
Mancando nel commercio di denaro (quindi nel vecchio mestiere dell’usuraio) il sudore della fronte si trattava di un mestiere che trasgrediva il volere di Dio stesso, al punto che di esso si diceva essere un “turpe lucrum“, cioè un vantaggio turpe, malvagio.
Personalità come Aristotele, Catone, Seneca, Platone, hanno condiviso questo principio dell’usuraio come trasgressore.
Così fece anche San Tommaso d’Aquino, il più grande interprete della teologia medievale. Anche lui condannava in particolare il prestito della moneta a interesse, bollandolo anch’egli come turpe lucrum, quindi un guadagno senza il sudore della fronte.
Ciò accadeva in un’epoca in cui la struttura bancaria era assolutamente inconcepibile.
L’invenzione delle banche, molto spesso sotto il bersaglio di persone prive di cultura e conoscenza, ha quindi fortemente condizionato lo sviluppo del pensiero, delle arti e delle professioni umane.
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