E’ davvero emblematica la vicenda di Mark Gaisford: egli ha attualmente 52 anni, vive a Londra ed ha una carriera brillantissima sotto ogni profilo.
Svolge il ruolo di amministratore delegato di un’importante azienda che si occupa di reclutamento di personale.
Dal punto di vista della ragione utilitaristica non c’è dubbio: la sua vota è un pieno successo. E’ una persona felice.
Eppure in un video da lui pubblicato nel novembre 2019 Mark Gaisford ha confessato di non avere neppure un amico. Ecco compendiato in ciò il paradosso del nostro presente: il successo professionale si accompagna al naufragio esistenziale della persona.
L’individuo in balia del pelago capitalistico è condannato a vivere isolato, proprio come il “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe.
Ne facciamo esperienza quotidianamente, in luoghi comuni come la metropolitana, dove gli individui pur essendo insieme vivono senza gli altri. Hanno paura di guardarsi negli occhi. Evitano contatti servendosi dei dispositivi telefonici.
Il nostro protagonista è benestante, ha il pieno successo sul lavoro, eppure è privo di quel tesoro che è l’amicizia.
Ci ricorda che a contare non è solo ciò che si può contare e che ad avere valore non è soltanto ciò che ha un valore economico.
La vita vale nella misura in cui sfugge al valore della moneta.
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