Greta Thunberg è la persona dell’anno per la rivista “Time”, un grande riconoscimento dal mondo della comunicazione ed è questo che si deve apprezzare particolarmente di questa sedicenne.
Quella di Greta è una bellissima favola, che si vende benissimo mediaticamente: una ragazzina di 16 anni, testarda e affetta dalla sindrome di Asperger (sindrome che ha generato geni nel campo scientifico) che il venerdì non va a scuola per insegnare qualcosa agli altri.
Greta non fa che amplificare qualcosa che già ducono gli scienziati: evidentemente questi ultimi non hanno comunicato bene il cambiamento mediatico e se ci si è messa una ragazzina a farlo noi ricercatori ne siamo contenti.
Greta Thunberg non inventa nulla, né tantomeno lo fanno i ragazzi dei fridays for future.
Perché allora tanta gente la odia? Perché in Greta vedono se stessi, vedono i loro limiti, vedono i loro figli sorpassarli.
La cosa che ho detto ai ragazzi dei fridays for future quando sono stato l’unico adulto invitato è che mi scuso con loro per non essere sceso in piazza vent’anni fa: eravamo forse l’unica generazione che poteva combattere il cambiamento climatico e se ora lo fa Greta non c’è nulla di male.
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