Proseguono gli strascichi provocati dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione in merito alla caduta dell’accusa di associazione mafiosa per 17 indagati. Roma Capitale resta però una città in cui dilaga la corruzione, che probabilmente dovrebbe costituire un motivo per riflettere senza troppe esultanze da parte di chi ha provato sollievo alla dipartita dell’accusa mafiosa dal processo che, fra gli altri, vede fra gli indagati l’ex Nar Carminati e il presidente della cooperativa 29 giugno Buzzi.
La mafia non conosce etnie. E’ un atteggiamento, una organizzazione gerarchica e un metodo che induce a violenza e intimidazioni. Ma è un problema differente dalla corruzione che dilaga nella capitale, ma che è meno individuabile, o in qualche modo può essere ricongiunto?
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