“Saremo l’ago della bilancia di molti governi futuri“.
Così Di Maio ha chiuso la rassegna partenopea del Movimento 5 Stelle: questo è a tutti gli effetti il programma dei grillini.
Al contrario di come può sembrare si tratta di un programma non particolarmente edificante invero, che così può essere sintetizzato: il pentapartito in futuro non farà altro che assumere sembianze ora fucsia, ora bluette, a seconda del governo che sarà in carica.
Ciò significa, né più, né meno, che il M5S rinuncia alla sua missione storica: dopo aver spaccato la diede destra-sinistra (un merito indiscutibile di Grillo) avrebbero dovuto creare un’egemonia anticapitalistica e socialdemocratica, populista e sovranista.
Di Maio lo ha detto: il suo partito sarà semplicemente l’ago della bilancia di governi già esistenti, assumendo come il camaleonte qualsiasi colore il sistema proponga.
Mentre facciamo queste riflessioni Zingaretti si rivolge allo stesso MoVimento di cui stiamo parlando con suadenti parole, in stile “gatto e volpe” con l’ingenuo Pinocchio di Carlo Collodi.
Il disegno del PD è talmente chiaro che anche il più miope dei miopi riuscirebbe a scorgerlo.
I Dem hanno capito che in questa fase, grazie alla collaborazione giallofucsia, possono definitivamente annientare i 5 Stelle, firmatari della loro condanna a morte nell’agosto 2019.
Ora si parrà una volta per tutte la nobiltà del partito di Casaleggio che potrà ritrovare se stesso o perdersi in via definitiva.
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