Mafia Capitale non era mafia. E’ stato uno schiaffo, quello della Cassazione all’ex Procura: la sentenza esclude l’associazione mafiosa.
Indirettamente aveva quindi torto anche Giuseppe Pignatone, Procuratore all’epoca dell’accusa che Vittorio Sgarbi querelerà per diffamazione nei confronti delle istituzioni romane.
Il sindaco di Sutri torna alla riscossa su un magistrato, non la prima volta in effetti, e citando il caso Ingroia (per il quale sono richiesti 4 anni per l’accusa di peculato) a ‘Un Giorno Speciale’ giustifica la sua furia:
“Sono unico perché non ho paura di dire la verità. Basti vedere come è finito Ingroia, che ha perso la trattativa Stato-Mafia e adesso ha quattro anni di condanna richiesti dal peculato per motivi che io conosco bene e che ritengo attenuanti: si è innamorato di una bella ragazza argentina e quindi ha pensato di fare cose che forse un semplice individuo non avrebbe fatto“.
“Dirò al mio avvocato di procedere per chiedere che venga incriminato per calunnia e grave menzogna verso le istituzioni“, dice Sgarbi tornando su Pignatone.
Pignatone avrebbe, secondo Sgarbi, agito per interesse: “Per un magistrato la Capitale è meno importante di Palermo, a Palermo c’è di tutto, quindi diventa una sorta di sede disagiata, dove si combatte. Roma è invece come una comoda poltrona, lui ha tolto la poltrona per far vedere che anche lì c’è uno scenario di guerra e avere con ciò l’onore che si deve agli eroi, ma eroe non era“.
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