Sul cinguettatore (detto Twitter) è intervenuto l’altro giorno in maniera maldestra Enrico Letta, affermando che l’imperatore Claudio, sul quale si è tenuta una mostra, fosse straniero e con ciò che i romani fossero molto più bravi di noi nell’integrazione.
Con buona pace dell’euroinomane Letta, Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico (Lione, 10 a.C.- Roma, 54 d.C.) non era affatto uno straniero: suo padre Tiberio Claudio Druso, fratello dell’imperatore Tiberio, era figlio di uno dei più importanti aristocratici della fazione senatoria repubblicana e di Livia Drusilla, che nel 38 a.C. aveva sposato in seconde nozze Ottaviano.
Claudio era quindi tutto fuorché uno straniero integrato o un provinciale assimilato.
In sostanza Enrico Letta, travisando il caso dell’imperatore Claudio, ha trasformato la storia in una sorta di giustificazione del presente legittimando ciò che sta accadendo oggi, ovvero ciò che chiamano integrazione, ma che correttamente dovrebbe essere denominata deportazione organizzata di schiavi per colpire la classe lavoratrice.
Vi è un errore storico decisivo in ciò che Letta ha affermato, che rivela quanto diceva Orwell in “1984”: la storia diviene un palinsesto che può essere aggiornato di continuo a seconda degli interessi del presente.
Tutto ciò testimonia o ignoranza clamorosa o, come è più probabile, cattiva fede.
Credo che entrambe le questioni si riannodino nell’affermazione di Letta riguardo l’imperatore Claudio; egli ha infatti peccato oltre che di scarsa conoscenza storica anche di volontà apologetica rispetto alle logiche illogiche del presente.
I pretoriani della globalizzazione turbocapitalistica come lui mirano, proprio come i dominatori di “1984”, a riscrivere la storia a immagine e somiglianza della loro ideologia, che mira a polverizzare le ideologie e le culture trasformandole in una massa policroma amorfa di individui senza identità pronti ad assecondare tutto ciò che il mercato propone loro.
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