Camicia bianca, pantalone beige, scarpetta morbida chiara. È un turista dal colorito bruno che sta per andarsene a passeggio a Via Veneto? Potrebbe, invece è un allenatore straniero e, secondo i luoghi comuni, molto poco italianista che se ne va in panchina per il suo secondo impegno ufficiale, decretato da un calendario ingeneroso, conscio di non aver capito del tutto il nostro campionato e proprio per questo attento a ogni particolare. Segno d’umiltà, segno d’intelligenza.
È per questo che in più di una occasione si fa consigliare da Kolarov, soprattutto, o da Dzeko, circa gli aggiustamenti da apportare sulla linea mediana o i ripiegamenti da suggerire con maggiore insistenza agli esterni.
Soffre, la sua squadra, in più d’un frangente; potrebbe incassare il secondo, non fosse per una traversa o per una parata salvifica di Pau Lopez. Potrebbe anche farlo la Roma, però, il gol, se qualche episodio le arridesse, anche se il finale è caratterizzato dal predominio territoriale dei padroni di casa.
Sarebbe un particolare, comunque. Varrebbe comunque il motto “Non disturbare il manovratore”, in questo afoso, embrionale momento di stagione.
Certo, di Pastore anche oggi gli chiederemmo, ma fidandoci sempre dei suoi perché, almeno per ora.
Paolo Marcacci
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