Avete presente la metafora del bambino e dell’acqua sporca? Ecco, il rischio che si debba ricorrervi in queste ore, o in questi giorni fino al fischio d’inizio di Lecce – Roma, è elevatissimo.
Perché, dopo aver sacrosantamente segnalato l’acqua sporca, ossia la sconfitta casalinga di ieri, con tutta la soggezione tattica e atletica provata dalla Roma nei confronti degli uomini di Gasperini, si potrebbe essere indotti a iniziare a demolire anche un progetto di gioco e a perdere fiducia nei confronti di un tecnico esaltato fino a ieri pomeriggio.
È a causa della ricaduta, continua e a quanto pare ineluttabile, in atteggiamenti del genere che sta la spiegazione della perenne fibrillazione di un ambiente (torniamo a usare questo famigerato vocabolo) che oscilla continuamente rispetto ai propri umori.
Scelte sbagliate di Fonseca? Evidentemente sì, a cominciare dall’atteggiamento e dai correttivi “italianisti” che avrebbero dovuto garantire equilibrio e che hanno invece fatto perdere parte dell’identità embrionale che i giallorossi stavano acquisendo.
Di conseguenza il terzo sì lo utilizziamo per rispondere alle domande sulla delusione rispetto a più d’una prestazione personale, Veretout in testa.
Bando alla ricerca di alibi, in primis, perché non è colpa dell’Atalanta se Spinazzola si è fermato di nuovo o se Zaniolo fa implodere davanti a Gollini una percussione che era sembrata strepitosa, quando si era sullo zero a zero. Però è accaduto anche questo, nel novero degli eventi da considerare, tra quelli che hanno indirizzato la partita.
Per fortuna si gioca tra tre giorni, in un campo non facile, ma forse è meglio ricominciare in trasferta, ora come ora: non per il pubblico, al quale anche ieri non c’è stato nulla da rimproverare: perché isolarsi da certi giudizi affrettati e tenuti in canna da settimane, nei casi più malevoli, non può che far bene alla Roma.
Paolo Marcacci
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