La fine del Governo populista e sovranista era nell’aria e ieri ha visto il suo ultimo giorno. Tre sono stati i discorsi decisivi alla Camera, corrispondenti ai tre leader ora ai vertici della crisi dell’esecutivo: Conte, Renzi e Salvini.
Tutto il discorso di Renzi orbitava intorno alla fede nel cosmopolitismo dell’Unione Europea e alla delegittimazione del sistema populista e sovranista.
Salvini, dal canto suo, ha invocato la Madonna e la sovranità popolare: se prendesse le distanze dalla monarchia del dollaro sarebbe più credibile, anche se è apprezzabile l’accenno alla volontà del popolo.
Il discorso più importante è stato quello di Giuseppe Conte, che inizialmente ha giustamente criticato gli errori di Salvini, ma che poi ha avuto una svolta verso le compagini fucsia, rivelando l’intenzione del suo partito di allearsi col PD.
Ha liquidato senza mezzi termini la sovranità, additandola come sovranismo nazionalista. Ad un certo punto Conte ha stigmatizzato gli “sterili ripiegamenti identitari“: questa locuzione è stata più volte ribadita dalla Merkel e da Macron. Soffermiamoci su questo.
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