Esistono dei totem che la storia dell’umanità ha sempre rispettato, se non , in certi casi, venerato. Parliamo di quei miti inenarrabili, di quelle storie intoccabili, leggende d’altri tempi che per la loro venerabilità trascendono il reale.
Ecco, se dovessimo scegliere uno dei totem delle Liti in TV, un vero cultore di queste ultime non può non pensare subito al 16 aprile 1991. Il “Caino e Abele” dei litigi del piccolo schermo: Sgarbi contro D’Agostino.
La trasmissione è “L’Istruttoria”, di Giuliano Ferrara, la rete è Italia 1, l’acqua è sopra il tavolo dello studio, pronta ad essere usata in una maniera un po’ precoce per il mese di aprile.
E pensare che lo scontro dialettico era iniziato tanto bene.
– Voglio cambiare paese.
– Non sentiremo la tua mancanza.
In realtà col senno di poi, noi posteri da buoni conoscitori del fatto che Sgarbi non pratica il buddismo, sappiamo del disastro annunciato su una trasmissione impostata proprio sulla figura di Sgarbi come “fenomeno” televisivo.
Mai autore di trasmissione fu più coraggioso: il tributo iniziale del Presidente della Repubblica Cossiga non scoraggiò affatto Roberto D’Agostino nel rivolgere parole velenose a un giovane e poco temerario Vittorio Sgarbi.
“Non si può dar credito a un personaggio di spettacolo, come può essere un comico qualsiasi“, dice D’Agostino, con diplomazia.
“Comico sei tu“, risponde Sgarbi, con la vena che gli descrive la tempia pronta a esplodere.
“Come fa il Capo dello Stato a dar credito culturale a un personaggio che, professore di che, non si sa bene“.
“Ma pensa a te stesso“: SPLASH!
Come qualsiasi frase famosa della storia è questa la citazione che diede il via alla dinamicità degli studi televisivi, allo sproloquio come via di audience, in poche parole, allo schiaffone che ne scaturirà dopo, dopo l’annaffiata di Sgarbi all’accalorato D’Agostino.
Il battesimo delle Liti in TV non poteva essere celebrato in modo migliore.
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