Marco Cappato, politico e attivista conosciuto per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito, è stato uno dei primi a mettere luce su quella che nell’arco di poche ore è diventata una delle fake news più cliccate. La morte della giovane olandese Noa Pothoven non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, se non per il fatto di averla richiesta e di non aver mai ottenuto il consenso. Ecco com’è andata nell’intervista di Stefano Molinari e Luigia Luciani.
“Da quando è iniziata la disobbedienza civile – spiega Marco Cappato – mi hanno contattato oltre 700 persone che chiedevano di essere aiutate a morire. Oltre alla tristezza di ogni singolo caso è che queste persone in Italia chiamano Marco Cappato, perché hanno paura della legge e delle pene che possono arrivare per chi li aiuta. In Olanda almeno Noa aveva potuto rivolgersi allo Stato con la speranza di essere ascoltata e a volte questo serve a prevenire dei suicidi. La clandestinità è sempre peggio della legalizzazione. Le regole sono importanti proprio per impedire la disperazione”.
“Ci sono tanti ragazzi che si suicidano, anche in Italia. E’ sempre una sconfitta, per la medicina, per i parenti, per lo Stato e per tutti. Bisogna non mettere etichette, cercare di capire le situazioni e cercare di aiutare le persone”.
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