Francesco Vergovich

Torre Maura, l’insostenibile leggerezza dell’essere

Disarma vedere la leggerezza con cui è stato predisposto l’arrivo dei 70 cittadini di etnia Rom, nello stabile di Torre Maura a Roma. Non poteva sfuggire, nemmeno all’ultimo dei responsabili di questa faccenda, che l’operazione avrebbe provocato un tumulto e la reazione feroci dei residenti. Lo avrebbero fatto anche a Corso Trieste o a Monteverde, se gli “stranieri” fossero arrivati lì, ma naturalmente lì non è mai stato portato nessuno.

La periferia è il luogo giusto per scaricare i rifiuti, quelli materiali e quelli umani. Dove fa meno effetto, dove ce ne sono già tanti. Gli atti di violenza, i saluti fascisti e il pane calpestato vanno messi in conto ai responsabili dell’insano arrivo dei Rom a Torre Maura. I residenti ne sapevano nulla, il Presidente del Municipio ha raccontato di saperne nulla anche lui e di essere stato avvisato al telefono il pomeriggio di martedì, da qualcuno che era presente in via Codirossoni (la strada dello stabile), all’arrivo dei militari e degli “zingari”.

Lo stesso Presidente del Municipio, dopo aver saputo degli arrivi indesiderati non è andato di corsa a vedere e nemmeno il giorno dopo, evidentemente dal Campidoglio non gli erano arrivate notizie certe da consegnare ai residenti furiosi ma nel suo ruolo avrebbe dovuto comunque affrontare i cittadini. Leggerezze. Il sindaco di Roma, non si capisce se sapesse o no dell’arrivo ma comunque assicura subito che non cederà alla violenza e che i responsabili saranno puniti.

Sappiamo invece che da ieri pomeriggio sono iniziate le operazioni di trasferimento dei 70 indesiderati verso destinazioni ignote, con la consapevolezza che qualunque sede sarà quella sbagliata se priva di un piano preciso condiviso con il territorio. E si va avanti così, amministrazione dopo amministrazione, buttando risorse economiche senza avere alcun risultato, senza percorrere un passo verso quell’integrazione di cui parliamo ogni volta.

Tutto già visto, forse la novità è questa insostenibile leggerezza con la quale si fanno le cose, con la quale si gioca, rischiando ogni volta drammi e tragedie.

Francesco Vergovich

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