Partiamo dalla fine. Dagli ululati nei confronti di Kean e Matuidi, con quest’ultimo giustamente offeso e altrettanto giustamente arrabbiato. Lo tengono, lo calmano, lo abbracciano per consolarlo. Voleva difendere il compagno più giovane, bersagliato dopo una normale esultanza.
Basta. Basta. Basta. Non si può andare avanti così. Un Paese si conosce e riconosce anche da questi episodi. Colpa del calcio, colpa della società, colpa di noi tutti che dimentichiamo in fretta?
Discorso triste che riguarda la Juve e tutte le altre squadre che finiscono troppo spesso tra le mani di certi squallidi personaggi. Si poteva o doveva interrompere la partita? Era tardi, gara quasi chiusa. Ma sarebbe stato comunque un segnale.
La partita della Juve è stata, al contrario del finale, tranquilla e pacifica. I bianconeri hanno ipnotizzato il Cagliari, chiudendolo in una gabbia fatta di passaggi, di finte, di gesti tecnici al rallentatore. Allegri aveva rimediato, nonostante i tanti infortuni, una squadra più che decente, ma spuntata.
Doveva allora frenare gli avversari, di solito fortissimi in casa. E poi sperare in una palla inattiva. E ha segnato con Bonucci. Nella ripresa tutto più facile e raddoppio di Kean. Il ragazzo aveva fatto un brutto primo tempo. Poi si è sciolto. Tra i migliori, insieme con Emre Can. Largamente sufficienti tutti gli altri.
Roberto Renga
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