Si nasce predestinati. Zaniolo Nicolò fa parte di questa élite. Due gol, uno di sinistro l’altro di destro, in champions, sono lauree ad honorem per chi è nella fase montessoriana della carriera ma riassunto cinque anni in uno. Zaniolo avvolge di zucchero filato la partita dell’Olimpico, la Roma inebriata dal piccolo fenomeno ha pensato di andare via sul liscio. I fuochi pirotecnici del ragazzo, suggerito con grande intelligenza da Dzeko, avevano liberato ansia e preoccupazione anche se la stessa Roma aveva molestato il Porto con un palo di Dzeko e un gioco di cervello più che di pancia.
Il gol di Adrian Lopez ha trasformato in cicuta lo zucchero, nell’occasione si sono trovati distratti Manolas e i suoi colleghi di reparto e quell’episodio ha di colpo raffreddato la festa e la testa romanista, togliendole quella sicurezza che il doppio vantaggio le aveva consegnato. L’uscita di Zaniolo rientra nelle elucubrazioni di certi allenatori e di Di Francesco in particolare, l’ingresso di Santon ha dato un segnale agli avversari anche perché la Roma è andata in affanno incredibile, offrendosi nel finale al veleno portoghese. Si va in Portogallo con quel gol maligno che potrebbe risultare decisivo. Un peccato vista la prestazione della squadra. Resta la perplessità per la sostituzione del migliore in campo, insieme con Dzeko.
Tony Damascelli
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