C’è un destino. Prendere Ventura Giampiero. Finisce la sua carriera, mai incominciata, in nazionale con un pareggio sconfitta che porta l’Italia fuori dal mondiale senza nemmeno arrivarci. Sparisce dai radar, si trastulla nei mari di Tanzania, riappare davanti alle domande di Fabio Fazio e fa la vittima, alludendo al boicottaggio del sistema.
Torna nel canneto, percepisce reddito di cittadinanza dalla Federcalcio, cerca lavoro, lo trova a Verona dove il padrone del Chievo si occupa di dolciumi, gli offre la pastiglia avvelenata della squadra penalizzata e il Ventura accetta, si dice anche eccitato, il Viagra ha effetto disastroso, il Chievo è una bambola gonfiabile, si affloscia davanti alla Dea, nel senso di Atalanta, ne busca cinque in una volta sola. Ovviamente trattasi di figura di emme, Ventura è tetragono, si dice così, procede con quella faccia un po’ così, somiglia a Michel Piccoli, del francese attore non ha lo stesso fascino ma pare che piaccia alle donne. Un po’ meno al football. Ma le cose vanno così e a Verona non riescono nemmeno a piangere. Ridono. Sì, ridono a crepapelle. Campedelli, intanto, prepara panettoni e pandori. Mettersi in coda.
Tony Damascelli
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