A Parma era stata la volta di Berisha e Correa. Quattro giorni dopo, a Marsiglia, il protagonista è stato Caicedo. Come dire che la Lazio, questa Lazio a volte troppo discussa, non ha soltanto dodici o tredici giocatori, ma anche alternative di livello. E chissà che su Caicedo l’abbaglio non sia stato generale, la bocciatura anticipata e frettolosa dopo una stagione – quella scorsa – in cui l’attaccante ecuadoregno non aveva convinto. E invece Caicedo, una delle tante scoperte di Tare, in questo avvio di stagione sta dimostrando di avere tecnica, temperamento, qualità e non solo quel fisico possente che sembrava una delle poche qualità.
Il gol contro il Marsiglia, un sinistro di primissima intenzione dopo un taglio suggerito a Immobile, è stato un piccolo capolavoro di precisione, freddezza, classe e intelligenza. Ma Caicedo a Marsiglia non è stato soltanto quello, anche se per la verità sarebbe stato già moltissimo. Caicedo è stato anche l’attaccante che pochi minuti prima aveva servito, con un tocco leggero, un pallone d’oro a Lulic, mettendolo da solo davanti al portiere. Insomma siamo forse di fronte a uno dei giocatori più sottovalutati e che invece si sta cominciando a prendere tutte le sue rivincite, con l’umiltà e la pazienza di chi conosceva le proprie qualità. Caicedo è oggi una punta capace di far gol e di operare da rifinitore: il massimo per qualsiasi allenatore. Fatto sta che la Lazio, anche con il suo gol, ha ipotecato la qualificazione nel girone di Europa League e può adesso andare incontro a questa stagione con un bellissimo interrogativo nella testa: ma davvero Caceres, Berisha, Badelj, Correa, Caicedo sono soltanto delle riserve? O non saranno piuttosto dei titolari aggiunti?
Alessandro Vocalelli
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