Una incontenibile ondata di proteste senza fine ha invaso letteralmente nei giorni scorsi la Francia, per poi propagarsi e raggiungere la nostra Italia. Si tratta di proteste massicce che, oltretutto, in Francia hanno visto il ritorno sulla scena delle giubbe gialle o gilets jaunes, che dir si voglia. Si è prodotta un’alleanza inattesa tra le proteste studentesche, rivolte principalmente contro la condizione decadente della scuola francese, e le rivolte delle giubbe gialle, ddirette soprattutto contro il carovita. Come ricordavo poc’anzi, l’onda delle proteste si è rapidamente propagata fino a raggiungere la nostra Italia. E così nei giorni scorsi si sono registrati scontri e manifestazioni in diverse città italiane. Milano più di tutte è stata colpita da dette proteste. Come sempre accade, non sono mancati neppure deplorevoli episodi di violenza e di vandalismo. Soprattutto ha avuto una certa circolazione il video di alcuni manifestanti, o meglio sarebbe dire teppisti, che hanno letteralmente vandalizzato una libreria collocata nella stazione Porta Nuova di Torino.
Sire Macron, presidente gallico e prodotto in vitro dei Rothschild, ha detto senza indugi che non sarà ammessa alcuna violenza. Non mi stanco di sottolinearlo ad nauseam da diversi anni: la violenza nelle proteste fa soltanto il gioco del potere, dacché delegittima l’intera manifestazione e permette al potere stesso di reagire in maniera violenta, reprimendo senza distinzioni i cortei. Come sempre, oltretutto, sorge il più che legittimo dubbio che i facinorosi che si rendono protagonisti di questi episodi incresciosi e condannabili di violenza siano appositamente inviati da qualcuno al fine di sporcare, per così dire, l’intera protesta. Rendendo possibile la narrazione mediatica secondo cui la protesta stessa, in quanto tale, è violenta e degna di essere repressa. Nulla di nuovo, del resto, è una vecchia strategia da sempre utilizzata dal potere. Giusto quindi condannare gli episodi di violenza per le ragioni poc’anzi chiarite, ma ugualmente giusto è riconoscere la piena legittimità delle manifestazioni contro il carovita e contro il degrado in cui versa la scuola in Francia come in Italia.
Ancora una volta è dalla Francia che muove il moto di rivolta. Un popolo che abbia compiuto la grandiosa Rivoluzione del 1789 non può che mantenere nel seguito della sua storia un rapporto tensionale con il potere, rivelandosi meno propenso ad accettare supinamente le angherie e le storture. Diceva bene Kant, riflettendo a caldo sugli eventi della Rivoluzione Francese, che un evento di quel tipo non si dimentica più e che resta impresso indelebilmente nella storia dei popoli europei. Che il canto del gallo francese stia annunciando ancora una volta un cambiamento radicale pronto a travolgere l’Europa tutta? Non lo sappiamo e, allo stato dell’arte, è in realtà impossibile dirlo. Sarebbe però massimamente auspicabile una trasformazione pacifica e radicale dell’Europa che ci conducesse al di là dei perimetri blindati e alienati del neoliberismo selvaggio che da troppo tempo tiene ostaggio il Vecchio Continente.
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