Il 27 ottobre Israele ha votato per rinnovare i 120 seggi della Knesset. Il premier Benjamin Netanyahu è sfidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, alla guida del partito Yashar. Alla vigilia i sondaggi non davano una maggioranza netta a nessuno dei due blocchi, mentre Donald Trump aveva rinnovato il proprio sostegno al premier con un post su Truth. Nella campagna elettorale il dossier iraniano ha avuto un peso centrale.
Nel Grandangolo di Manlio Dinucci, il giornalista legge il voto attraverso una sola immagine: “Qual è il grande elettore nelle elezioni in Israele? La bomba atomica, le bombe nucleari“. Al centro, la campagna elettorale di Netanyahu, costruita su una grafica creata con l’intelligenza artificiale: “Netanyahu ha diffuso due giorni prima delle elezioni questa immagine e ci ha puntato tutto: la sua campagna elettorale è diventata questa immagine. È l’immagine di una bomba nucleare che esplode su Tel Aviv, generata con l’intelligenza artificiale.” Una minaccia che, secondo il giornalista, non divide i due rivali: “C’è una differenziazione tra due approcci, ma fondamentalmente i due rivali convergono sul concetto che l’Iran sta minacciando Israele di annientamento nucleare.”
Dinucci ribalta il quadro con un richiamo ai fatti. Sul fronte dei controlli, osserva che “l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica non ha il diritto di condurre ispezioni nell’impianto nucleare a Dimona. La stessa agenzia invece ha diritto di ispezionare gli impianti nucleari dell’Iran, che invece ha aderito, a differenza di Israele, al Trattato di non proliferazione.”
A rompere il silenzio, nella ricostruzione del giornalista, è stato un solo uomo: “Ad aprire la breccia nel muro di silenzi e connivenze che permette a Israele di dotarsi di un potente arsenale nucleare senza mai ammetterne l’esistenza è un tecnico israeliano, Mordechai Vanunu, che lavora nell’impianto nucleare di Dimona. Quando si accorge che produce armi nucleari comincia a raccogliere prove anche fotografiche.” Il materiale arriva al Sunday Times, che “le fa vagliare dai maggiori esperti nucleari del momento, compresi quelli statunitensi, e poi pubblica le prove.” Il prezzo, racconta Dinucci, è altissimo: “Lo raggiunge la lunga mano del Mossad. Viene attirato a Roma da una bella donna, lo prendono, e mentre lo portano via scrive sulla macchina che è stato rapito. Lo portano in Israele e viene condannato a 18 anni di durissima reclusione.” Sul carcere aggiunge: “La luce accesa 24 ore su 24, gli impediva il sonno. Poteva impazzire, è una tortura incredibile, ma ha questa forza. Vanunu è un eroe, il vero eroe di Israele.”
Il capitolo italiano, per Dinucci, passa dall’industria: “Con questa azienda israeliana, la Rafael, collabora strettamente l’italiana Leonardo.” E chiude così: “Netanyahu ha guadagnato voti, ha resistito comunque nelle sue posizioni servendosi proprio di un’immagine da intelligenza artificiale, cioè l’Iran che distrugge Israele con le sue bombe nucleari.”
L’analisi in diretta a Un Giorno Speciale.
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