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Trump, la Nato e l’impero americano: la retromarcia del Presidente

Pochi giorni addietro Donald Trump, l’imperatore a stelle strisce, aveva fatto una delle sue tante sfuriate contro la Nato.

Si era lamentato soprattutto dei costi esosi che la Nato comporta per Washington. Il “codino biondo che fa impazzire il mondo” aveva altresì minacciato la possibile uscita degli Stati Uniti d’America dal patto atlantico, sostenendo che è inaccettabile che la civiltà del dollaro si sobbarchi i costi maggiori del progetto. E adesso con una delle sue usuali strambate, il bizzoso e volubile imperatore della civiltà del hamburger fa retromarcia e dice che gli Stati Uniti d’America rimarranno nella Nato.

Quod erat demonstrandum. Era evidente da subito infatti che gli Stati Uniti d’America non avrebbero abbandonato la Nato, non fosse altro che per il fatto che essa nacque nel 1949 con il duplice obiettivo di garantire la permanenza dell’Europa sotto il comando di Washington e di propiziare l’imperialismo a stelle e strisce nel mondo intero. In antitesi con la narrazione mendace che celebra la Nato come strumento difensivo, la Nato svolge stabilmente una funzione imperialistica di aggressione di tutti i governi che, per una ragione o per un’altra, risultino disallineati rispetto al Washington consensus.

Poiché la Nato è il braccio armato dell’imperialismo efferato statunitense, è ovvio che Washington abbia tutto l’interesse a mantenerla in vita. Come è ugualmente ovvio che la civiltà del dollaro non abbia alcuna intenzione di ritirare le sue truppe dall’Europa, nonostante le dichiarazioni contraddittorie e rocambolesche di Trump, sempre più simili al Miles Gloriosus di Plautina Memoria. Con buona pace dei tanti capita insanabilia, la contraddizione principale sullo scacchiere internazionale resta la presenza dell’imperialismo di Washington e di Israele, rispetto al quale la Russia e la Cina, ma poi anche gli altri stati disallineati, svolgono, per usare il lessico della teologia politica, una benemerita funzione catecontica, cioè contenitiva e frenante.

Ecco perché Russia, Cina e Iran, nella misura in cui resistono all’ordine monopolare statunitense, debbono essere pienamente supportati nel nome di un mondo che sia finalmente multipolare e sottratto alla dominazione imperialistica made in USA, così come si era venuta determinando a partire dalla data epocale del 1989. Sembrava che il mondo si avviasse a essere dominato da Washington e invece adesso sta prendendo forma lentamente, ma in maniera inesorabile, un mondo poliarchico o multilaterale che dir si voglia.

Diego Fusaro

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