Parliamo di Laura Pausini, e di quella foto con Kimi Antonelli e Jannik Sinner che in questi giorni sta facendo discutere. Basta guardarla bene per accorgersene: lo scatto postato dalla stessa Pausini sui social è stato ritoccato, e non poco. Tanto che la Pausini di quella foto non è proprio la stessa persona che si vede nell’originale, quella diffusa da Mercedes. Più giovane, più magra: è palese. E lo fanno un po’ tutti, per carità, ma visto che a noi capita spesso di parlare di medicina estetica e di bellezza, una riflessione vale la pena farla.
Perché con questi sistemi automatici che oggi ti rendono bello con un clic, ci siamo un po’ dimenticati che essere belli è sempre costato un sacrificio. Se non vuoi invecchiare, se non vuoi le gambe rovinate o la faccia piena di rughe, i metodi esistono, anche quelli medici. Ma qualcosa lo devi comunque fare tu: una dieta, un percorso, un impegno. Non arrivi con la bacchetta magica. E la prova è che vediamo uomini e donne di cinquanta, sessant’anni in forma straordinaria senza alcun photoshop: penso a Sandra Bullock, ma penso soprattutto a tante persone non famose, anche qui a Radio Radio, che pur avendo qualche anno in più possono permettersi una foto senza bisogno di ritocchi.
Ed è qui che casca l’asino: cosa stiamo insegnando alle nuove generazioni? Se un personaggio pubblico pensa “tanto poi ci pensa la IA a sistemare tutto”, che messaggio passa? È lo stesso discorso del calciatore che sputa in faccia a un altro in diretta e non succede niente: un pessimo esempio, che poi tutti si sentono legittimati a ripetere. E infatti oggi sui social è pieno di persone che, incontrate dal vivo, non hanno più nulla a che fare con quello che mostrano online. È brutto da vedere, è una vera trasfigurazione: è transumanesimo, altro che filtro.
Sia chiaro, la critica non va all’arte di Laura, per cui ho tanto di cappello, ma a questa pratica. Se si potesse evitare, saremmo tutti più contenti, anche perché poi quando qualcuno mette a confronto le due foto, come in questo caso, la cosa gira ovunque e non fa una bella figura a nessuno. Noi, sinceramente, non ne avremmo nemmeno parlato se non fosse scoppiato questo can can mediatico. Ma il punto resta: il messaggio che passa ai più giovani è “fai quello che ti pare, tanto poi ci pensa la macchina a metterti a posto”. E questa cosa, io, non la condivido.
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