Al vertice NATO di Ankara del 7-8 luglio, andato in scena in un clima di forte tensione tra Washington e gli alleati europei, un episodio ha fatto più rumore della stessa dichiarazione finale del summit. Il giornalista danese Rasmus Svaneborg, dell’agenzia Ritzau, ha rivolto al segretario generale della NATO Mark Rutte una domanda diretta: se restare in silenzio accanto a Donald Trump, mentre il presidente USA parlava di annettere la Groenlandia e attaccava alleati come la Spagna, avesse un effetto sul suo rispetto per sé stesso. Rutte ha risposto elogiando Trump per aver reso, a suo dire, la NATO “molto più forte”, evitando di prendere le distanze dalle esternazioni del presidente americano.
L’episodio richiama alla memoria un altro caso che nel 2025 aveva già messo in imbarazzo Rutte: la diffusione di un suo messaggio privato a Trump in cui lo definiva “Daddy”, reso pubblico dallo stesso presidente americano. Un retroscena che per molti osservatori conferma un atteggiamento accondiscendente del segretario generale verso la Casa Bianca.
Sulla vicenda è intervenuto in diretta il giornalista e inviato di guerra Giorgio Bianchi, ospite di Un Giorno Speciale, che ha commentato così la scena: “praticamente il giornalista ha ironizzato sul ruolo da cameriere, da maggiordomo di Mark Rutte, che io ricordo nei suoi SMS definiva Trump daddy, papino, e che quando si recò alla Casa Bianca non fece altro che magnificare le azioni di Trump.”
Il vertice si è chiuso con la dichiarazione finale che definisce la Russia una “minaccia a lungo termine” per la sicurezza euro-atlantica, mentre restano alte le tensioni in Medio Oriente, aggravate dal duplice attentato subito a Damasco dal presidente francese Macron durante la sua visita ufficiale. Bianchi ha richiamato la celebre metafora del drammaturgo Anton Čechov, secondo cui “quando in un romanzo entra in scena una pistola, prima o poi quella pistola spara”, lanciando poi un monito: “questa stanza si continua a saturare di vapori infiammabili. A questo punto basta un cerino perché prenda fuoco tutto, ma da noi si parla di altro.”
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