Dal 19 giugno 2026 sono operative le nuove regole del Decreto Bollette (Legge 49/2026) che vietano ai fornitori di luce e gas di proporre contratti telefonici senza un consenso preventivo, esplicito e documentabile. La norma modifica l’articolo 51 del Codice del Consumo, introducendo i commi 8-bis, 8-ter e 8-quater: i contratti conclusi in violazione del divieto sono nulli e l’onere della prova si sposta sull’azienda, che dovrà dimostrare di aver ottenuto un consenso valido prima del contatto. Resta escluso, dopo lo stralcio dal decreto accise del 17 giugno, il settore delle telecomunicazioni: telefonia e internet continuano quindi a operare senza gli stessi vincoli. Manca inoltre ancora il numero identificativo a tre cifre per riconoscere gli operatori chiamanti, misura al vaglio di Agcom.
Sul tema è intervenuto l’avvocato Sergio Aracu, segretario generale dell’organismo di monitoraggio del codice di condotta per telemarketing e teleselling, che ha spiegato come il mercato si sia dato regole di autoregolamentazione ulteriori rispetto alla normativa generale. Secondo Aracu, «il codice di condotta è una serie di norme autoimposte dal mercato a cui si può decidere di aderire per riconquistare appunto la fiducia dei consumatori», accreditato presso il Garante Privacy.
Per il presidente di Codacons, Gianluca D’Ascenzo, il vero limite resta la frammentazione degli interventi normativi. D’Ascenzo ha ricordato che «dal 2020 ad oggi solo il Garante Privacy ha fatto circa 100 milioni di multe alle società», sanzioni che non hanno arginato il fenomeno. L’associazione dei consumatori segnala inoltre che il filtro anti-spoofing attivato da Agcom ha bloccato 49 milioni di chiamate in 11 giorni, a conferma della portata del problema.
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