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Vingegaard domina ed entra nella storia, ma il Giro d’Italia perde fascino senza competizione

Jonas Vingegaard ha completato ciò che solo i più grandi campioni del ciclismo possono sognare: vincere tutti e tre i Grandi Giri. Dopo i successi al Tour de France e alla Vuelta a España, il danese ha finalmente conquistato anche il Giro d’Italia, entrando in un club esclusivo che appartiene alle leggende di questo sport. La sua impresa merita applausi e rispetto. Vingegaard ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei corridori più completi dell’era moderna: impeccabile in montagna, solido a cronometro, lucido tatticamente e supportato da una squadra capace di controllare ogni situazione. La sua vittoria non è mai stata in discussione. Ed è proprio questo il problema. Se da un lato il trionfo del danese rappresenta una pagina storica per il ciclismo, dall’altro questo Giro d’Italia ha evidenziato una preoccupante mancanza di avversari all’altezza. Mai come quest’anno la corsa rosa è sembrata priva di una reale lotta per la maglia più importante. Le tappe decisive si sono trasformate in esercizi di gestione, quasi un allenamento in vista del Tour. Vingegaard ha fatto esattamente ciò che un fuoriclasse deve fare: vincere. Tuttavia, il fascino dei Grandi Giri nasce dal confronto tra i migliori, non dalla superiorità schiacciante di uno solo. Le edizioni che restano nella memoria sono quelle segnate dai duelli, dalle crisi, dai colpi di scena e dalle battaglie sulle montagne. In questo Giro, invece, la sensazione è stata spesso quella di assistere a una corsa continua celebrazione del più forte. Il danese entra nella storia con pieno merito, e torna a casa con la speranza di poter contendere con Pogacar. Ma il Giro esce da questa edizione con una domanda inevitabile: quando rivedremo una sfida tra i più grandi in Italia? Vingegaard ha scritto una pagina straordinaria della sua carriera conquistando l’ultimo Grande Giro che mancava alla sua collezione. Un’impresa che merita di essere celebrata. Resta però la sensazione che il Giro d’Italia avrebbe meritato una battaglia più intensa, una sfida più equilibrata e un gruppo di contendenti in grado di rendere ancora più grande una vittoria già storica.

Marco Napoleoni

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